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Folklore
:: Festa del Narciso
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La festa del narciso dal 1947 ai giorni nostri...
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1947 un gruppo di energici giovani del paese diedero luogo ad una
splendida festa,soprattutto per cancellare o meglio, alleviare i dolori
che la guerra aveva lasciato. Probabilmente l’idea l’aveva lanciata
qualche immigrato californiano ai parenti rocchiggiani dato che a
Pasadena, in California si svolgeva già da anni la sfilata delle
rose. Comunque sia, la festa movimentò tutto il paese e
portò una ventata di allegria. Il Narciso cresceva e cresce
tutt’ora copioso sull’altipiano spontaneamente nel mese di Maggio,
cosicché la festa è diventata un simbolo di Rocca di
Mezzo e s ripete immancabilmente da ormai 59 anni. All’ inizio i carri
erano costruiti su piattaforme di legno, con materiali rimediati ed
erano trainati da buoi ed in seguito da buoi mezzi agricoli e lo stile
riportava quasi sempre al folklore abruzzese.. la cosa particolare
è che le fanciulle sfilavano sui carri, cosa che con il passare
del tempo si è perso dato che le scenografie si realizzano solo
intorno ai carri allegorici. Inoltre nel corso degli anni la Festa ,
pur conservando intatto tutto il suo fascino e la sua vanità, si
è adattata al mutare dei tempi. |
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Per le
recenti feste i carri sono dotati di strutture articolate, elaborate
fin nei minimi particolari e vivacizzate da tanti colori variopinti.
Alcuni per così dire dai contenuti avveniristici e tecnologici
ed altri di “impegno sociale”. La festa si arricchisce di anno in anno
di contenuti coreografici e spettacolari sempre più perfezionati
, attirando un crescente afflusso di pubblico che supera sempre le
diecimila presenze. I “costruttori ” lavorano tutto il mese di Maggio
sulla struttura, l’ultima settimana è la più fervente
dato che le ragazze si dedicano alla raccolta di narcisi mentre gli
altri continuano a lavorare sul carro che nelle ultime ore si trasforma
completamente. La sera del sabato , intorno alle ore 22.00 si comincia
l’infioratura dei carri, nell’apposita rete sistemata sulle strutture
nel pomeriggio. Quindi per tutta la notte si continua a tappezzare i
carri di fiori e per tutta la mattina si appongono gli ultimi ritocchi. |
| Ore 15.30:
tutti in costume e pronti per la sfilata…I carri partono da via T. I.
D’Eramo dove sono stati costruiti, passano per la zona di S.Maria e
prendono il viale che li porterà in pazza Principe di Piemonte ,
dov’ è tutto il pubblico che li attende. Appunto in piazza ci
sono 3 giurie dove i carri rappresenteranno la coreografia preparata
precedentemente. La votazione avviene intorno alle ore 19.00 e vengono
presi in considerazione varie caratteristiche quali l’infioratura, la
struttura e le scenografie. |
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Scientificamente il narciso...
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Scientificamente,
il Narciso, (narcissus poeticus) è una bulbacea perenne che non
si distrugge prelevando l’asse floreale; ogni anno se ne raccolgono
milioni di esemplari senza costituire un pericolo per la specie. I
narcisi più conosciuti sono:
-
narciso
striato(bianco)
-
narciso
trombone(arancio)
-
narciso
nostrale i tazzetta(mazzolino)
-
narciso
autunnale()margherita)
-
giunchiglia
di Spagna(arancio)
La
fioritura è in due periodi dell’anno a seconda della specie e
della diffusione;
AUTUNNALE(la
corona centrale è molto meno sviluppata) E PRIMAVERILE-ESTIVA.
Il
narcissus poeticus fa parte della famiglia delle Amarillidacee, la
quale comprende 70 generi e 390 specie(tra cui il bucaneve e giglio
marino); è una pianta erbacea munita di un bulbo sotterraneo.
E’
una pianta GEOFITA cioè supera le stagioni avverse tramite il
bulbo ricco di sostanze di riserva.
Habitat:
erbaceo.
Altezza
media:20-30 cm.
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Il libro : LA FESTA DEL NARCISO
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| A
riguardo di questo splendido argomento è fondamentale citare il
libro “LA FESTA DEL NARCISO dalle origini all’inizio del nuovo
millennio” presentato il 31 agosto 2005 nella Sala dell’Oratorio.
Il libro è stato realizzato sotto il patrocinio della Regione
Abruzzo, dall'Agenzia Promozionale Culturale delle Rocche di
Rocca di Mezzo.
Alla
presentazione sono intervenuti:
-BETTI
MURA
Assessore
regionale alla promozione culturale e sociale.
-STEFANIA
PEZZOPANE
Presidente
della provincia dell’Aquila
-FERDINANDO
DI ORIO
Rettore
dell’università dell’Aquila
-ROBERTO
DI PAOLA
Direttore
regionale per i beni culturali e paesaggistici per l’Abruzzo
Infine,
la sala è stata allietata dai canti del coro di Torninparte.
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Feste simili
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L’INFIORATA
DI GENZANO DI ROMA
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Ormai possiamo
dirlo senza tema di smentita: da oltre 200 anni in Genzano di Roma si
realizza l’INFIORATA! Su questa festa in tanti hanno scritto, e di
tutto.
Dell’Infiorata di
Genzano un anonimo cronista ci ha tramandato le origini, e sappiamo con
certezza che la prima Infiorata totale avvenne in occasione
dell’ottavario della Festa del Corpus Domini, nell’anno di grazia 1782,
per interessamento di Don Arcangelo Leofreddi, pio abitante della Via
Sforza (oggi Via Bruno Buozzi). Ottenne egli dal Vescovo di Albano
Laziale che almeno una delle tre processioni passasse per Via Sforza e
quando per tale strada, nel 1782, per la prima volta passò il
Santissimo Sacramento invitò tutti gli abitanti della strada a
realizzare dei tappeti tessuti di fiori, ma non più come da
tempi immemorabili costumava, di piccole dimensioni di fronte alla
propria abitazione, ma tutti insieme al centro della strada. Questa
Infiorata collettiva ebbe un successo tale che travalicò i
limiti stessi di Genzano e divenne ben presto “festa europea”, come la
definì nel 1844 Gaetano Moroni, autore di uno dei più
importanti dizionari dell’800. Ma l’Infiorata ebbe luogo in Via Sforza
solamente fino alla fine degli anni Trenta del secolo scorso. Nel 1836
la fontana monumentale di San Sebastiano, opera ragguardevole di
Virginio Bracci, eretta attorno al 1776, fu spostata dal Comune dal
centro della via corriera all’imbocco di Via Sforza, dove si trova
oggi. Gli abitanti della via in cui si tenne la prima Infiorata mal
digerirono la cosa, e da allora in poi non vollero più
partecipare. Restarono dunque artefici della festa i soli abitanti di
Via Livia (odierna Via Italo Belardi) che già agli inizi del
secolo scorso imitarono i concittadini di Via Sforza.
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alla
fine dell’800 nella realizzazione dell’Infiorata avvenne una
sostanziale trasformazione. Non erano più i soli abitanti di Via
Livia ad infiorare il tratto di strada di fronte alle loro abitazioni,
ma il rito veniva affidato all’intera comunità cittadina. Via
Livia da allora viene suddivisa in tratti di dimensioni uguali, e
gruppi cittadini si incaricano di realizzare tappeti e figurativi, che
formano un immenso tappeto floreale, che si estende per 1890 mq. Per la
sua realizzazione occorrono circa 450.000 fiori, oltre alle essenze
vegetali; i singoli petali vengono utilizzati dagli infioratori
così come i colori di una tavolozza dai pittori: il giallo della
ginestra, l'azzurro della torrena, il rosso dei garofani, il verde del
bosso e del finocchio selvatico.
L’evento, divenuto
nel corso degli anni simbolo della nostra città e prestigiosa
occasione di promozione del patrimonio tradizionale del nostro
territorio, in ogni sua edizione ha visto una notevole presenza di
visitatori: circa 250.000 presenze per ogni giorno di manifestazione.
L’Infiorata si
articola in varie fasi: l’ideazione e la preparazione dei bozzetti (i
disegni che saranno poi realizzati con i fiori), la raccolta dei fiori
e delle essenze vegetali, lo “spelluccamento” (separazione dei petali
dalla corolla), i disegni a terra (il sabato sera), la posa dei petali
(la domenica mattina), l’Infiorata completata (tarda mattinata/primo
pomeriggio della domenica), la Processione del SS. Sacramento (la
domenica sera) ed infine lo “spallamento” – quando i bambini correndo
dalla scalinata della Chiesa di Santa Maria della Cima dìsfano i
quadri infiorati (il lunedì sera). In questa forma l’Infiorata
è giunta sino ai nostri giorni, ed ha preso rincorsa tale, che
andrà ancora avanti negli anni.
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Infiorata
1999,
Dall’Impero
al Giubileo – 2000 anni di Storia dell’Arte
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