Gli autori che in passato hanno affrontato sotto l’aspetto geo-morfologico lo studio del bacino montano inserito tra la depressione tettonica fucense e lo spartiacque appenninico - noto oggi come Altipiano delle Rocche - hanno spesso avanzato l’ipotesi che esso sia stato frequentato dall’uomo fin dall’età della pietra, quale area di sfruttamento economico.
Questo Altopiano, compreso fra le dorsali che si appoggiano al Velino ad ovest ed al Sirente a sud-est, ha un’estensione di circa 290 Kmq. Esso può essere suddiviso in due pianori minori: Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo - Ovindoli.Il primo con un’altitudine media fra i 1250 e 1350 metri, il secondo fra i 1350 e 1400m.E’ di natura carsica, per cui la costituzione geolitica (masse calcaree di tipo cretaceo e miocenico) e le condizioni climatiche rendono la zona povera di acque superficiali. I fenomeni carsici presenti sono numerosi : doline, inghiottitoi, grotte.Questi fenomeni fungono da autentici filtri per drenare le acque dell’altopiano. Esse in massima parte raffiorano attraverso corridoi sotterranei nelle Grotte di Stiffe. Pertanto le acque presenti sull’altopiano sono scarse, offerte da magre sorgenti alimentate dalle precipitazioni.Nel Quaternario le acque ritirandosi scoprono questi piani carsici posti a diverso livello.In altra epoca si costituisce il bosco, dominato dal faggio ; meno diffuso è il cerro, mentre sono dovute all’opera dell’uomo le pinete e le abetine.Vento ed acqua hanno svolto un’azione potente di corrosione delle vette che hanno assunto forme dolci e tondeggianti.
Tornando alle popolazioni dell’altopiano si pensa che i primi abitanti fossero pastori abituati a partire dal Fucino, dalla Valle dell’Aterno agli inizi della buona stagione, per stabilirsi con gli armenti negli stazzi di montagna e ridiscendere al piano ai primi freddi. Il ritrovamento a Pezza e a Valle d’Arano dei resti di stazioni di superficie, riferibili a cacciatori cromagnoidi che dagli insediamenti stabili di fondovalle si spingevano a primavera fino al limite delle nevi persistenti, ha permesso di attestare la presenza umana sull’altipiano: la scoperta contribuisce così a completare il quadro d’insieme emerso dalle ricerche, indicando il nomadismo stagionale delle genti preistoriche vissute in Abruzzo e praticanti un’economia basata essenzialmente sulla caccia.Non solo cacciatori, comunque, ma pure pastori, se è vera l’opinione tradizionale secondo cui l’uomo avrebbe originariamente seguito gli spostamenti del bestiame da predare e poi, divenuto allevatore, sarebbe stato prima nomade (così da accompagnare l’andirivieni spontaneo degli animali) e successivamente transumante.
Ma se questi furono i primordiali e, occasionali frequentatori della zona, chi furono coloro che vi presero stabile dimora in epoca storica?Alcuni studiosi fanno risalire i centri abitati dell’Altopiano all’epoca romana, altri invece tra il VI e X secolo, allorché le scorrerie dei barbari indussero molta gente a rifugiarsi nei boschi.La più antica testimonianza dell’insediamento è del monaco Dionigi d’Alicarnasso il Piccolo, secondo il quale esistevano, intorno al secolo VI, piccoli insediamenti sparsi di scampati alle persecuzioni dei barbari (Longobardi). E’ probabile che esistesse quassù anche qualche monastero fortificato messo a dura prova dalla furia longobarda, intorno ai quali sorsero ospizi, celle e villaggi, le cui popolazioni erano dedite all’agricoltura ed alla pastorizia.Fonti orali hanno tramandato la notizia che alla fondazione di Rocca di Mezzo contribuirono le comunità di pastori di alcuni villaggi limitrofi : S. Bartolomeo alla Natella, S. Marco all’Intera, S. Damaso a Valle Caldora e S. Savino sotto il Monte Cedico (si pensa fosse Monte Rotondo).Difficile è stabilire quando questi nuclei si riunirono sotto S. Calvario anche se si pensa che fu per ragioni di difesa.Si pensa che l’epoca della fondazione si può far risalire al 988.Sul territorio ha avuto un peso notevole il dominio di OTTONE II che, sulla scorta delle notizie tramandate dai cronisti del tempo, in cima a Monte Rotondo si era fatto costruire un palazzo.Anche Ottone I conosceva questa zona. Questo luogo fu abitato anche da Ottone III verso il 995, ma poi fu abbandonato. La costruzione sul monte Cedico si presume che doveva trovarsi a circa 2000m di altitudine, tesi giustificata dal ritrovamento di una condotta romana.
Il nome di “Rocca di Mezzo” ha un’origine controversa. Secondo alcuni esso deriverebbe dalla collocazione che aveva il suo castello, appunto nel mezzo, tra Rovere e Rocca di Cambio ; secondo altri il nome deriverebbe da un tale Demesio o Demeso che, intorno al mille, era signore e feudatario del luogo.Alcuni documenti confermano che il paese esiste e che questa terra possiede più di una chiesa e un certo numero di abitanti. Le popolazioni locali sono tenute in condizioni di servilismo e di miseria, frequenti erano le congiure sanguinose contro i signorotti.Intorno alla seconda metà del 1200 Rocca di Mezzo aveva circa 800 abitanti ed era contesa dai grandi feudatari.Nel 1222 appartiene a Bernardo d’Ocre, poi viene conquistata da Tommaso Conte di Celano che la perse nel 1250, quando entrò in possesso di Corrado IV.Nel 1253 partecipò alla fondazione della città di L’Aquila.
Nel 1254 ritornò in mano ai Conti di Celano che la persero di nuovo cedendola a Carlo d’Angiò.Rocca di Mezzo ha avuto il grande svantaggio di avere il suo territorio sul confine fra la diocesi dei Marsi e quella di L’Aquila, per cui è stata sempre contesa.Sempre nello stesso momento storico, oltre che per una ricerca di sicurezza, anche per motivi più strettamente strategico-militari, cominciarono a prendere corpo le varie reti di comunicazione per awistamenti reciproci tra i vari borghi. |